uraganidistrutti:
come stai?

Sono senza alcol e senza sigarette, la Nutella c’è, ma non è quella di cui ho bisogno.
Sono sdraiato sul mio letto e stringo il cuscino, ma manca qualcosa.
Vedo il tuo sorriso ovunque, ma tu non ci sei.
Arriva un messaggio, ma non appare il tuo nome.
Sento la tua voce, ma solo attraverso uno schermo.
Guardo le nostre foto, ma non sono reali e tu non mi sai stringendo la mano o le tue labbra non toccano le mie.
Come credi che stia? Bene, ma quei numeri si sentono e sono fastidiosi.

Sono dell’idea che si possa sempre scegliere.

Prendimi per pazzo, ma prova a pensare al sentimento per il tuo ragazzo, come se fosse il fumo di una sigaretta.

Con questo paragone, possiamo quindi scegliere se essere fumatori o non fumatori.

Prendiamo il fumatore:

Chi fuma, sa che la sigarette in se, fanno male, ma quando fuma, sta bene e quindi continua a farlo.

Il non fumatore, invece, sa che se provasse a fumare, il fumo gli farebbe male e quindi preferisce lasciar stare e vivere senza sigarette.

Il paragone o la scelta è questa: se sei una fumatrice e sai che fumare, quindi continuando a stare insieme a lui e allo stesso tempo ad essere tradita o altro, ti fa stare bene, allora fuma.

Se non sei una fumatrice e quindi sai che se provassi a fumare ti faresti solo del male, allora evita di farlo e butta via quella sigaretta che ti uccide e basta.

Non è facile accettare il fatto che le persone spariscano dalla nostra vita senza chiederci il permesso.

Un giorno si decidono e poof, spariscono.

Lei non è sparita, si è solo nascosta o almeno così continuo a ripetermi.

Mi è sempre piaciuto viaggiare per il mondo, quando i miei genitori possono permetterselo, viaggiamo, ma mi sono sempre domandato se per caso nel suo cuore ci fossi mai stato o almeno passato vicino.

Quando glielo chiesi, mi rispose dicendomi: “il mio cuore è la tua casa” io le sorridevo come uno stupido, ma sapevo che lo faceva solo per farmi felice e che non era possibile.

Io e lei andammo a Londra per le vacanze natalizie ed era più bella del solito.

La sua pelle sapeva da lamponi ed era bianca per via del freddo, le sue mani invece erano calde come gli abbracci di inverno e i suoi occhi erano tristemente belli.

Quella mattina ci passai io per il suo cuore e decisi che quella sarebbe stata la mia ultima fermata.

Ero stanco di viaggiare, così scelsi la mia destinazione, il suo cuore.

Passò l’inverno e stava anche per terminare la primavera, ma in un giorno di pioggia, lei cadde.

I frutti cadono quando sono maturi, un oggetto cade dopo averlo lanciato in aria e un sasso cade dopo averlo fatto saltare ripetutamente in acqua, cade e poi affonda.

Ecco, lei era caduta, non come un sasso o come un frutto dall’albero, ma per la precisione era caduta da una sedia.

"Luca, sai dirmi quale è la differenza tra le varie società?" chiese il mio professore durante un’ interrogazione.

In quel giorno, quasi alla fine di primavera, di pioggia, io ero interrogato e lei cadde dalla sedia.

Non ha senso, penserete, ma quel giorno lei è sparita dalla mia vita.

La portarono in ospedale mentre io cercavo di salvarmi l’estate con quella interrogazione.

Non sapevo nulla di cosa stesse le succedendo, sapevo solo rispondere alla domande che mi poneva il mio insegnante.

"Non sei andato male, più che sufficiente… Ti meriti un 7 e mezzo, è il tuo voto più alto di quest’anno, contento?" chiese compiaciuto.

Il mio sguardo sollevato per la buona interrogazione passò sul telefono dove trovai tre messaggi di tre persone diverse:

"È in ospedale", "L’hanno portata in ospedale", "E’ caduta dalla sedia, è arrivata l’ambulanza e l’hanno dovuta portare via".

In quel momento: il mio cervello, il mio cuore e le mie lacrime esplosero tutte e senza dire nulla e senza aprire bocca, cominciai a correre.

Corsi fuori dalla classe, il mio cervello non riusciva più a ragionare e intanto io continuavo a correre, le mie lacrime cominciarono a unirsi con la pioggia che c’era fuori dalla scuola e il mio cuore arrivò fino in gola.

L’ospedale dista circa un chilometro e mezzo dalla mia scuola, se avessi camminato ci avrei impiegato un quarto d’ora, ma corsi e c’impiegai nemmeno cinque minuti.

Non chiesi nulla a nessuno, so solo che corsi da lei, corsi a casa mia.

Quando arrivai il suo cuore si era già bloccato, aveva fatto un infarto e non c’è l’aveva fatta, era morta.

Non riuscii ad arrivare in tempo per dirle quanto fosse bella o per dirle quanto ne ero innamorato.

Non avevo più una casa dove rifugiarmi, ero perso e solo.

Mi aveva abbandonato e non mi aveva nemmeno avvertito o chiesto il permesso, se n’era andata.

Non mi sospesero anche perchè mancavano pochi giorni alla fine della scuola, ma ricevetti un voto in meno in condotta, ma poco m’importava.

Avevo perso la persona che mi teneva in piedi, ho perso, casa mia.