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Stava sempre seduta nel solito posto, arrivava alla solita ora e ordinava la solita cosa.
“Un cappuccino e una bottiglietta d’acqua naturale” diceva con tono gentile e grazioso.
Quando le portavo l’ordine, con occhi bassi, mi sorrideva e con un tono di voce molto sottile, mi ringraziava.
La prima volta che la vidi entrare, pensai che fosse una cliente normalissima, che avrebbe ordinato qualcosa al tavolo, si sarebbe goduta il suo caffè e poi se ne sarebbe andata, infatti andò così.
Tornò anche il giorno successivo e pensai lo stesso, d’altronde tutti i clienti abituali facevano così, ma mi sorse una domanda solo quando cominciai a vederla ogni giorno e mi accorsi che guardava tutte le persone che passavano per strada.
Lavoravo in un caffe a San Pietroburgo, ero nato in Italia, ma ho sempre amato viaggiare, imparare ed osservare, e il fato o il destino, mi aveva portato il quella stupenda città.
Era una donna bellissima, bassa, capello corto, occhi verdi e di una eleganza strepitosa.
Eppure avevo una domanda da farle, mi incuriosiva sapere perchè al solito posto, perchè le solite cose, ma soprattutto perchè guardava le persone da quell’enorme finestra.
“Ecco il suo caffe, il suo cappuccino e le sue brioche” le dissi porgendole sul tavolo la comanda.
“Scusi..” disse con tono sottile.
“Si, mi dica..” le sorrisi e in quel momento, che non dimenticherò mai, vidi per la prima volta i suoi occhi verdi.
“Io ho ordinato solo un cappuccino..” rispose con tono simile a una scusa di un bambino che aveva combinato qualcosa.
“Lo so, ma le brioche sono per noi e il caffe è per me” le sorrisi ancora e lei rimase un secondo imbarazzata, ma poi sorrise.
Era il mio giorno libero, ma sapevo che quella ragazza misteriosa, di cui non sapevo nemmeno il nome, sarebbe arrivata al solito posto, alla solita ora e avrebbe ordinato le solite cose, ma non c’e la facevo più, dovevo sapere.
“Posso?” le chiesi indicando la sedia, anche se ormai avevo già deciso che mi sarei seduto, così lo mi sedetti senza una sua risposta.
“Le posso fare una domanda?” le chiesi.
“Certo..” rispose, senza togliere lo sguardo dalla finestra e prendendo in mano un pezzo di brioche alla crema.
“Perchè guarda sempre fuori?”
Non smettevo di fissarla e lei faceva lo stesso, con la finestra.
“È il mio lavoro..” rispose, guardandomi per la seconda volta dritto negli occhi.
“Ha degli occhi bellissimi, lo sa?” le dissi, ma forse era un discorso ad alta voce.
Sorrise.
“Puoi anche darmi del tu, se vuoi” rispose sorridendo.
“Come ti chiami?” le chiesi, ma non aveva importanza in quel momento.
Stemmo insieme due ore e in quelle due ore lei non guardò più la finestra e io non m’interessai più nemmeno al perchè lo faceva ogni giorno.

Mi raccontò mio padre, descrivendomi la prima volta che parlò con mia madre e l’inizio della loro storia.

ricordounbacio (via ricordounbacio)
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Stava sempre seduta nel solito posto, arrivava alla solita ora e ordinava la solita cosa.
“Un cappuccino e una bottiglietta d’acqua naturale” diceva con tono gentile e grazioso.
Quando le portavo l’ordine, con occhi bassi, mi sorrideva e con un tono di voce molto sottile, mi ringraziava.
La prima volta che la vidi entrare, pensai che fosse una cliente normalissima, che avrebbe ordinato qualcosa al tavolo, si sarebbe goduta il suo caffè e poi se ne sarebbe andata, infatti andò così.
Tornò anche il giorno successivo e pensai lo stesso, d’altronde tutti i clienti abituali facevano così, ma mi sorse una domanda solo quando cominciai a vederla ogni giorno e mi accorsi che guardava tutte le persone che passavano per strada.
Lavoravo in un caffe a San Pietroburgo, ero nato in Italia, ma ho sempre amato viaggiare, imparare ed osservare, e il fato o il destino, mi aveva portato il quella stupenda città.
Era una donna bellissima, bassa, capello corto, occhi verdi e di una eleganza strepitosa.
Eppure avevo una domanda da farle, mi incuriosiva sapere perchè al solito posto, perchè le solite cose, ma soprattutto perchè guardava le persone da quell’enorme finestra.
“Ecco il suo caffe, il suo cappuccino e le sue brioche” le dissi porgendole sul tavolo la comanda.
“Scusi..” disse con tono sottile.
“Si, mi dica..” le sorrisi e in quel momento, che non dimenticherò mai, vidi per la prima volta i suoi occhi verdi.
“Io ho ordinato solo un cappuccino..” rispose con tono simile a una scusa di un bambino che aveva combinato qualcosa.
“Lo so, ma le brioche sono per noi e il caffe è per me” le sorrisi ancora e lei rimase un secondo imbarazzata, ma poi sorrise.
Era il mio giorno libero, ma sapevo che quella ragazza misteriosa, di cui non sapevo nemmeno il nome, sarebbe arrivata al solito posto, alla solita ora e avrebbe ordinato le solite cose, ma non c’e la facevo più, dovevo sapere.
“Posso?” le chiesi indicando la sedia, anche se ormai avevo già deciso che mi sarei seduto, così lo mi sedetti senza una sua risposta.
“Le posso fare una domanda?” le chiesi.
“Certo..” rispose, senza togliere lo sguardo dalla finestra e prendendo in mano un pezzo di brioche alla crema.
“Perchè guarda sempre fuori?”
Non smettevo di fissarla e lei faceva lo stesso, con la finestra.
“È il mio lavoro..” rispose, guardandomi per la seconda volta dritto negli occhi.
“Ha degli occhi bellissimi, lo sa?” le dissi, ma forse era un discorso ad alta voce.
Sorrise.
“Puoi anche darmi del tu, se vuoi” rispose sorridendo.
“Come ti chiami?” le chiesi, ma non aveva importanza in quel momento.
Stemmo insieme due ore e in quelle due ore lei non guardò più la finestra e io non m’interessai più nemmeno al perchè lo faceva ogni giorno.

Mi raccontò mio padre, descrivendomi la prima volta che parlò con mia madre e l’inizio della loro storia.

ricordounbacio
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Io stavo male e tu non c’eri..” mi disse durante una chiamata al telefono.
“Tu? E non pensi a me? Io che mi sento dire dalla mia ragazza che è stata al telefono con un altro ragazzo fino alle due di notte! Come pensi che ci sia stato? Ti avevo dato la Buonanotte e tu sei stata al telefono fino alle due!” le urlai, senza pensarci.
Silenzio.
“Mi sono sempre sentito non abbastanza, in tutto e per tutti, e ho paura, soprattutto ora.. ho paura di perdere l’unica persona che mi riesce a far star bene..” dissi con tono spensierato, era un discorso che non volevo che uscisse dalla mia bocca, era solo un pensiero a voce alta.
Silenzio.
“Sai..Mi sono sempre sentito inferiore rispetto agli altri ragazzi e scoprire che tu possa avere un’altra persona che ti faccia star meglio di me, mi fa male.. Mi sento come se fossi inutile. Inutile per l’unica persona che voglio far star bene davvero, o almeno fino a prima, speravo di far star bene..”
Non apriva bocca e in quei secondi di assoluto silenzio i miei occhi si stavano riempiendo, lentamente, di lacrime.
“Guardati e guardami, sei troppo per me e io non sarò mai come lui.. Strano vero? Sto qui a parlare a voce alta e mi sento un coglione..”
La mia vista stava cominciando ad offuscarsi, non per il discorso che stavo facendo, ma per il semplice fatto che mi stavo immaginavo loro due insieme e lei che gli sorrideva.
Stavo morendo, non fisicamente, ma stavo morendo dentro, era come se il mio corpo non volesse accettare il fatto che lei potesse avere un altro e cosi il mio stomaco si restrinse, la mia voce cominciò a singhiozzare e la mia vista era sommersa in un pozzo di lacrime.
Nonostante tutto, c’era ancora silenzio.
“Guardati, sei così stupenda e sei perfetta, ma io non sarò mai alla tua altezza.. Sai cosa? Forse mi sto innamorando di te.. No. Sono innamorato di te e credo di amarti.. Si. Io ti amo!”
Sorrisi.
Sorrisi perchè finalmente capii che era lei, era sempre stata lei.
Ero geloso di lui perché sapevo che sarebbe riuscito a portarmela via, ma lei nonostante tutto, aveva scelto e stava continuando a scegliere me.
Sorrisi.
Sorrisi perchè finlamente trovai il coraggio di dirle tutto, senza aver paura.
“Hai capito?” le chiesi sorridendo “Io ti amo” ripetei.
Silenzio.
Tirai su il telefono e vidi che la chiamata era terminata.
Mi aveva riattaccato quando le avevo urlato dietro che aveva dato la buonanotte ad un altro.
Vidi che mi era arrivato un mesaggio, c’era scritto: “La verità? Ti ho tradito con lui, ora fottiti.

ricordounbacio
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"Dove vai?" mi chiese.
“Dove vuoi che vada, fuori sta diluviando” le risposi avvicinandomi alla finestra.
Era ottobre, la pioggia scendeva forte e sentivo il rumore dell’acqua che colpiva dolcemente il tetto.
“Guarda che bello” aggiunsi.
“Vieni qui.. Ho paura” disse con tono caldo, ma impaurito.
Mi avvicinai a lei e le diedi un bacio sulla fronte.
“Di cosa hai paura? È solo acqua che scende, non c’è nulla di cui preoccuparsi” le sussurrai sull’orecchio.
Mi sorrise ed era lì accanto a me e stava per baciarmi quando da fuori, si udì un tuono, così strinse il mio braccio e si nascose attorno ad esso, sembrava una bambina piccola che cercava di nascondersi dal mondo.
“Stai qui!” mi urlò e subito dopo mi sussurrò, con voce bianca, un altro “Stai qui!”.
“Sono vicino a te” le risposi e capii che aveva veramente paura, cosi la abbracciai e la strinsi a me più forte che potevo.
“Sono qui, scema” le sussurrai all’orecchio, baciandole i capelli, pesca, pensai.
“Stai qui” ripeteva, non lo faceva con cattiveria, lo faceva per paura.
“Vieni con me” le dissi e lei senza rispondere, mi seguì.
La portai in camera sua e ci mettemmo, sdraiati, sul letto.
Camera sua era una mansarda e sopra alle nostre teste c’era un finestra così grande che si poteva vedere tutto quello che c’era sopra di noi.
“Guarda.. Guarda quelle gocce d’acqua che scendono e sbattono contro la finestre, loro stanno li e sono bellissime” le dissi indicando la finestra.
“A me piace la pioggia, ma ho paura del temporale, dei tuoni e dei fulmini.. Non c’entrano nulla con la pioggia. La pioggia è un modo per confondere le lacrime, ma il temporale è inutile” disse nascondendosi attorno al mio petto, dopo un lungo e forte colpo di fulmine.
“Non è vero, anche il tuono serve. La pioggia servirà per confondere le lacrime delle persone, ma i tuoni sono un modo per urlare senza che nessuno si accorga di te” controbattei alla sua affermazione.
Lei sorrise e mi baciò.
“Pesca” dissi ad alta voce.
Facemmo l’amore con la pioggia e i tuoni, la pioggia si trasformò in baci, i tuoni in piccoli respiri e noi due diventammo solamente due piccole gocce.

ricordounbacio